Coronavirus e volontariato in Asia

Coronavirus e associazioni di volontariato in Asia

Quando parliamo del Coronavirus in Asia, gli occhi del mondo sono puntati sulla Cina, paese dal quale è partita l’epidemia e dove il numero dei contagi ha raggiunto livello altissimi. Ma la Cina non è certamente, ad oggi, l’unico paese a fare i conti con la pandemia. Cosa significa Coronavirus nelle cittadine del Nepal, nei villaggi del Vietnam o nell’affollata India?

Anche in Asia, per prevenire e limitare i contagi, le autorità sono ricorse a misure di isolamento sociale. Questo significa ovviamente scuole chiuse, uscite limitate a motivi di prima necessità ed anche sospensione di numerose attività lavorative. Inoltre, così come nel resto del mondo, la popolazione è invitata ad usare guanti e mascherine, e a lavarsi spesso le mani.

Il costo sociale delle misure di anti-contagio

Peccato che tradurre nella pratica queste misure, in paesi come il Nepal, l’India ed i Vietnam, abbia conseguenze disastrose per centinaia di migliaia di persone appartenenti agli strati più poveri della popolazione. Come già abbiamo visto per l’America Latina, l’interruzione delle attività lavorative informali (come gli ambulanti) lascia intere famiglie senza nessun tipo di sostegno economico. Al Jazeera riporta la storia di Devi, lavoratrice informale e madre single dell’India, che al momento non può permettersi altro cibo se non quello distribuito gratuitamente dal governo in aiuto agli indigenti: “Le porzioni sono piccole e le divido tra i miei 4 figli. Basta appena per tutti noi”.

Ma anche coloro che possono permettersi di andare a comprare qualcosa da mangiare hanno delle difficoltà: fare la spesa per tutta la settimana non è possibile se non hai un frigo ed una fornitura costante di corrente elettrica. E così ci sono persone costrette ad uscire quasi ogni giorno, mettendo in pericolo se stessi e gli altri. L’educazione a distanza poi, per molti non è un’opzione. Nelle zone semi-urbane e rurali avere la connessione Internet in casa è un evento rarissimo. Per moltissimi studenti in tutto il continente la chiusura delle scuole significa perdere ogni contatto con l’insegnamento e rimanere indietro.

Le associazioni ed il Coronavirus in Asia

Le piccole associazioni che operano sul territorio, soprattutto negli slum e nelle zone rurali, mettono il loro lavoro e le loro risorse al servizio di chi ne ha bisogno, talvolta reinventandosi:

Apeiron, Nepal (rifugio per donne vittime di violenza): fortunatamente, l’epidemia non ha messo in crisi l’apertura del centro di accoglienza. Si è però reso necessario adottare misura di sicurezza particolari all’interno della casa per azzerare il rischio contagi. Lo staff, esausto, misura la temperatura di tutti gli occupanti della casa ad intervalli regolari ed aiuta a rispettare l’obbligo di lavarsi le mani con frequenza.

Prime Trust, India (progetti di sviluppo e assistenza): la fondazione si è reinventata per aiutare la comunità a superare questa crisi. Sono state indette raccolte di generi alimentari da donare a chi soffre la fame e raccolte fondi a livello internazionale per acquistare i presidi sanitari necessari a fronteggiare l’emergenza.

Slukat Learning Center, Indonesia (centro educativo): il centro educativo di Bali, chiuso per la quarantena, aiuta gli ospedali locali con forniture aggiuntive di presidi di protezione individuale per medici ed infermieri.

Starlight Binh Duong, Vietnam (progetto educativo per l’insegnamento dell’inglese): lo staff di Starlight Binh Duong si è da subito attrezzato per continuare a fornire lezioni d’inglese online per coloro che hanno a disposizione una connessione. Visto che le lezioni sono impartite da volontari internazionali, è stato fatto un reclutamento speciale per insegnanti online, a cui ha partecipato anche Ayni Cooperazione.

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