Volontariato internazionale in tempi di COVID

Volontariato internazionale in tempi di COVID: posso partire?

Quando ripartirà veramente il volontariato all’estero?

Luglio e agosto sono solitamente mesi intensi per il volontariato internazionale. Libere da esami o da impegni lavorativi, migliaia di persone partono con un’associazione per lo sviluppo o l’assistenza umanitaria. Ma non quest’anno. In questo nostro 2020, il mondo della cooperazione si muove con difficoltà e a rilento. Persino i cooperanti professionisti, in alcuni casi, sono costretti a rimanere a casa. Quando ripartirà quindi il volontariato all’estero?

Situazione Coronavirus nel mondo

Basta dare un’occhiata ai dati che troviamo su internet per renderci conto che le cose non stanno andando bene. L’Africa, pochi dati alla mano, non affronta solo un’emergenza sanitaria, ma un dramma socio-economico. Disoccupazione, fame e violazione sistematica dei diritti dei più deboli (vedi il nostro articolo sulla violenza domestica in Uganda oppure le previsioni di Save the Children riguardo all’abbandono scolastico e all’aumento delle spose bambine) sono solo alcune delle sfide da affrontare.

In moltissimi paesi dell’America Latina e dell’Asia i contagi continuano ad aumentare davanti all’impotenza di governi e amministrazioni. Le fasce più deboli della popolazione precipitano in una condizione di povertà sempre più allarmante, le piccole e medie imprese chiudono e gli ospedali sono sull’orlo del collasso. Alcuni paesi mantengono chiuse le proprie frontiere.

Il mondo della cooperazione è fermo?

Finito il lockdown, la maggior parte dei professionisti è tornata a lavorare sul campo, se mai se ne erano allontanati. Voli umanitari, quarantena in auto-isolamento e via, si riparte. Adesso come non mai comunità, amministrazioni e associazioni hanno bisogno del sostegno dei professionisti della cooperazione internazionale per reinventarsi (didattica a distanza, misure di prevenzione, nuovi funding streams…) e per arginare le conseguenze di una crisi globale senza precedenti.

Cambiano, ovviamente, le condizioni di lavoro. La paura del contagio è sempre presente, per cui vengono adottati protocolli d’emergenza per proteggere tanto la salute degli operatori quanto quella delle comunità. E i volontari? La voglia di partire è tanta, ma, come in molte altre situazioni di emergenza, a volte scegliere di stare a casa è la cosa migliore che possiamo fare.

Quali sono i rischi del volontariato all’estero in emergenza COVID?

È vero. Non è più tutto bloccato. Nonostante alcuni paesi continuino a mantenere chiusi i confini e ad imporre severe quarantene ai viaggiatori in entrata, altri hanno ormai deciso di riaprire. I voli sono ripresi, seppur con una frequenza nettamente minore e con il costante rischio di cancellazione. Ma è il momento giusto per fare volontariato all’estero?

I viaggi non necessari (perché così dobbiamo qualificare la maggior parte dei viaggi di volontariato, con le dovute eccezioni) non fanno altro che aumentare il rischio di diffusione del virus. Gli aeroporti, gli scali, gli autobus, le nostre stesse città di provenienza… i viaggi dei volontari sono lunghi e le occasioni di contagio sono molte. Se poi la quarantena non viene opportunamente osservata (parliamo di almeno 2 settimane in isolamento) potremmo portare il virus con noi all’interno di piccole comunità che, magari, fino a quel punto sono rimaste al sicuro. O semplicemente a popolazioni che, se infettate, non avrebbero accesso alle cure necessarie.

La bilancia dell’etica del volontariato internazionale

Come volontari educati, informati e preparati dobbiamo sempre porci una domanda: quello che sto facendo potrebbe avere un impatto negativo sulla comunità che mi ospita? La nostra voglia di aiutare, di metterci in gioco e di fare la nostra parte deve essere sempre controbilanciata da una serie di domande autocritiche. Alcuni esempi: “Sono qualificato per svolgere questo compito/per assumere questa responsabilità?”; “È il momento giusto per intervenire?”; “I miei obiettivi e i miei interessi sono in linea con le decisioni e le preferenze della comunità?”.

Il COVID ha accentuato oltre i limiti dell’immaginabile la vulnerabilità delle comunità più deboli. La mancanza di informazione ed istruzione, la marginalizzazione, l’impossibilità di accedere alle cure, l’assenza di politiche sociali in grado di arginare quest’emergenza… Tutti questi fattori rendono il COVID ancora più temibile e letale.

Programmi di volontariato internazionale attivi in tempi di COVID

Sì, alcune associazioni e alcuni programmi sono ripartiti. Vediamo quali:

  • Volontariato in Europa: il volontariato in Europa (anche campi di volontariato) è relativamente sicuro, al momento. Ma bisogna informarsi costantemente perché la situazione potrebbe cambiare da un momento all’altro. Ayni Cooperazione ha dovuto cancellare il programma Ayni Gruppi in Romania a causa di una crescente diffusione del virus nelle ultime settimane. Se possibile, evitate le grandi città, prediligete piccoli gruppi di lavoro ed evitate di interagire con le categorie più a rischio.
  • Ripartono i programmi istituzionali fuori Europa: con tutte le dovute misure di sicurezza, ripartono anche i programmi di EU Aid Volunteers fuori Europa. Ma con partenze non prima di questo autunno.
  • Volontariato online: alcuni progetti, tra cui Ayni Cooperazione, continuano a proporre il volontariato internazionale online per rimanere #DistantiMaUniti. Scopri la Summer School e le opportunità di volontariato autonomo.

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