Volontariato all’estero? 4 casi in cui fare molta attenzione

Il volontariato all’estero non è solo questione di buone intenzioni. È dimostrato che i volontari stranieri possono inavvertitamente contribuire ad inasprire i conflitti sociali ed esacerbare la dipendenza delle comunità o dei collettivi vulnerabili. Bisogna quindi fare attenzione ed imparare a scegliere solo programmi responsabili e sostenibili, che veramente si adoperano per lo sviluppo umano, comunitario ed economico.

Coloro che ci seguono sul gruppo Facebook Il Mondo del Volontariato Internazionale avranno senz’altro avuto modo di leggere alcuni articoli che abbiamo recentemente condiviso.  Entrambi analizzano il fenomeno del volonturismo, mettendo in luce gli aspetti più critici ed allo stesso tempo più trascurati.

Leggi gli articoli: “Voluntourism: A truly noble effort or the Western savior complex?” e “We need to talk about voluntourism

A cosa ci si riferisce con il termine volonturismo? Si tratta di un neologismo che abbiamo preso i prestito dalla lingua inglese e che si ottiene dalla fusione di due parole: volunteering e tourism. Il volonturismo indica quindi la tendenza a mescolare volontariato e turismo, nell’intento di rendere più sostenibili, memorabili, uniche o significative le nostre vacanze. Non è un fenomeno negativo in sé (la maggior parte dei volontari partono con le migliori intenzioni), ma senza una buona pianificazione ed opportuni controlli da parte delle associazioni e delle istituzioni può avere effetti devastanti per lo sviluppo delle comunità e per la cooperazione internazionale in generale.

Nonostante il fenomeno del volonturismo propriamente detto sia piuttosto legato alla cultura (forse non tanto italiana) dei gap year e dei semester abroad, non facciamoci ingannare: chiunque potrebbe trovarsi inavvertitamente ad avere a che fare con situazioni poco chiare e poco professionali. Il volontariato può aiutare a perpetrare modelli di sviluppo poco sostenibili o impattare negativamente la comunità privandola di lavori che potrebbero essere svolti da professionisti e tecnici.

E i volontari spesso non se ne accorgono. Alcuni si convincono che il loro impegno di una o due settimane sia l’aiuto più significativo ed importante ricevuto dalle comunità che li accolgono. Quando queste idee cominciano a circolare sui social, assistiamo ad un’inquietante celebrazione della superiorità di un individuo sugli altri, sulla base di pregiudizi infondati (vi invito a leggere la citazione con la quale si apre l’articolo Voluntourism: A truly noble effort or the Western savior complex?” )

Se siete arrivati a leggere fin qui, è perché non desiderate far parte di questo sistema che sostituisce i valori dell’altruismo e del rispetto con mode e guadagni facili (per le agenzie che organizzano). Vi interesserà sapere cosa potete fare per evitarlo. Cercando di riassumere un discorso piuttosto complesso, noi di Ayni consigliamo massima allerta e spirito critico sopratutto nei seguenti casi:

  • Esperienze di volontariato significative a brevissimo termine

Massimo impatto, minimo sforzo? Non è un concetto applicabile al mondo della cooperazione internazionale! Il cambiamento è sempre frutto di un impegno continuativo, intenso e a lungo termine. Se fosse così facile avremmo già raggiunto tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Diffidate, dunque, di chi vi promette che potrete avere un grande impatto nel giro di una settimana. Non sembra anche a voi impossibile?

Questo non vuol dire che non possiate contribuire ad un programma valido, partecipando per un periodo di tempo limitato (limitato, ma non troppo). Il programma, però, dev’essere ben strutturato e funzionare indipendente dalla vostra presenza, per dare continuità al processo di sviluppo (sia questi d’apprendimento, o l’erogazione di un servizio d’altro tipo).

  • Programmi d’insegnamento privi di struttura, curriculum o requisiti

Come ben descrive Hannah Ried nel suo We need to talk about voluntourism, è abbastanza assurdo che ad un volontario straniero, inesperto e senza guida possa essere affidata la responsabilità di insegnare ad un’intera classe. Nella migliore delle ipotesi, è necessaria la presenza di un curriculum da seguire e qualche risorsa. Per la maggior parte di noi, sarebbe meglio limitarsi ad un ruolo di affiancamento, almeno per i primi tempi.

Se quindi un’agenzia di volontariato vi manda allo sbaraglio in una scuola per insegnare inglese per una settimana, diffidate. È possibile che più che giovare agli alunni, la vostra presenza alimenti i guadagni della suddetta agenzia.

  • Progetti per di costruzione o ricostruzione

Questo è un tema scottante! Citando l’articolo Voluntourism: A truly noble effort or the Western savior complex?”, perché dovremmo affidare la costruzione di una scuola a dei volontari inesperti, quando i muratori locali potrebbero farlo meglio e più velocemente? E poi, non gioverebbe all’economia dare lavoro ai tecnici locali?

Fate quindi molta attenzione. Valutate bene il progetto che vi viene proposto, valutate le vostre capacità e la vostra esperienza in materia. Il vostro sostegno potrebbe essere importante  se si tratta di spingere una carriola, dare il bianco a una parete o  svolgere qualsiasi attività che vi sentiate in grado di portare a termine. Ma non assumete mai responsabilità che non assumereste a casa vostra. La sicurezza dei futuri alunni di quella scuola è tanto importante quanto la vostra.

  • Esperienze in orfanotrofio

Forse avete già sentito parlare del “turismo da orfanotrofio”? Questo termine agghiacciante si riferisce alle visite fatte da volontari inesperti ai bambini ospitati in orfanotrofio. Il tema è tuttora oggetto di dibattiti e opinioni contrastanti,  ma tutti sono d’accordo sul fatto che gli orfanotrofi non sono un museo: non sono fatti perché una straniero ingenuo possa farsi un selfie con un bambino meno fortunato.

Questa tendenza ha alimentato truffe che hanno visto la costituzione di falsi orfanotrofi per poter guadagnare qualche soldo, con drammatiche conseguenze per i falsi orfani e per le loro famiglie. È stato inoltre osservato che questo via vai di adulti affettuosi può avere effetti negativi sulla crescita dei bambini, già vulnerabili. Occhi aperti dunque: lavorate solo con associazioni delle quali vi potete fidare e che abbiano a cuore il benessere dei bambini. E se quello che desiderate è solo una visitina per vedere com’è, forse è meglio ripensarci.

Se vi abbiamo scoraggiato, non era nostra intenzione! Anzi: desideravamo darvi gli strumenti per essere volontari più critici, coscienti ed appassionati! Affidatevi sempre ad associazioni degne di fiducia e dubitate delle agenzie turistiche senza una dimostrabile esperienza nel campo della cooperazione. Per costruire un mondo più giusto e solidale non bastano le buone intenzioni!

Se vi interessa il volontariato responsabile, vi invitiamo a leggere anche : “Volontariato Responsabile: 10 cose da fare prima di partire

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