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Volontari online combattono il COVID nelle favelas di Rio

Il Brasile è, ad oggi, il secondo paese più colpito dall’emergenza COVID-19 con più di 3.700.000 casi totali. Ma non è certamente uno dei paesi meglio equipaggiati per affrontare questa emergenza. Gli abitanti delle favelas da sempre fanno i conti con un governo apparentemente incapace di fornire, con continuità, i servizi più elementari quali energia, acqua, educazione, sicurezza ed anche assistenza sanitaria. Cosa significa, quindi, ammalarsi di COVID nelle favelas di Rio? Come si sono organizzate le comunità per rispondere alla crisi?

Ammalarsi di COVID nelle favelas

Il 19% degli abitanti di Rio de Janeiro vive nelle favelas, insediamenti abusivi caratterizzati da un alto tasso di criminalità, povertà estrema e mancanza di servizi. Non ci sono dati certi relativi alla diffusione del coronavirus all’interno delle favelas, ma un’agenzia indipendente ha stimato, per quelle di Rio, almeno 9.600 casi (dati riportati da El País). La certezza di non poter contare su di un sistema sanitario efficace e la frustrazione di fronte alle lunghissime code per accedere alle poche cliniche effettivamente presenti ha seminato l’ansia e la paura tra la popolazione, che non sa come difendersi.

Volontariato online contro il COVID

Così, quando l’associazione non governativa SAS Brasil ha offerto alla leader della comunità di Morro do Alemão, Lucia Cabral, l’opportunità di avvalersi di consulenze di telemedicina gratuite, con il sostegno di alcuni operatori locali, non ci sono state esitazioni. In un’intervista a El País, Doña Lucia dice “La telemedicina permette ai nostri vicini di rimanere in casa. È meglio che pagare il trasporto o fare la fila nei centri (medici). Tutte le famiglie hanno a disposizione almeno un cellulare ed una connessione internet. In questo momento dobbiamo unire le forze.”

Attraverso Whatsapp e grazie all’assistenza di infermieri e operatori sul territorio, un equipe di 70 medici volontari ubicati in diverse parti del paese ha già assistito 1.238 pazienti che presentavano sintomi riconducibili al COVID. Nei giorni del picco della pandemia, sono stati visitati anche 100 pazienti al giorno! Il 98% dei pazienti sono poi stati “dimessi” senza bisogno di recarsi in ospedale, riducendo considerevolmente l’affollamento delle cliniche e gli spostamenti.

Interventi tempestivi

Ma ci sono anche stati casi in cui la consulenza di telemedicina ha permesso di individuare casi critici. In questi casi, un’immediata derivazione all’ospedale ha evitato conseguenze più gravi. Reginaldo dos Santos ha detto ai giornalisti di El País che “la telemedicina ha impedito che mia madre affrontasse pericoli maggiori in attesa di ricevere il parere di un medico. Non voleva muoversi da casa e non c’era modo di convincerla. Con l’ordine della dottoressa online, non ha avuto altra opzione”. La madre di Reginaldo è stata tempestivamente portata all’ospedale (a 20km da casa sua) da un’ambulanza e ha passato 44 giorni in isolamento prima di ritornare a casa, guarita. La signora ha compiuto 86 anni durante l’isolamento.

La combinazione tra solidarietà (volontari) ed innovazione (accesso ad internet) ha permesso al volontariato online di salvare delle vite ed offrire un sostegno tanto medico quanto psicologico ed emotivo ai 70.000 abitanti del Complesso di Alemão.

Sei un medico e pensi di poter dare una mano online? Contatta Agape Onlus in Congo per saperne di più!

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