Parlare del volontariato all'estero nella cover letter

Posso parlare di volontariato internazionale nella mia “cover letter”?

Sono moltissime le agenzie e le Ong internazionali che, non accontentandosi del curriculum vitae, richiedono ai candidati di allegare anche una “cover letter”. Ti è mai capitato? La stesura di questo documento è tutt’altro che semplice. Le circostanze ci possono spingere ad assumere un tono forzatamente formale, quando invece la cosa più importante è parlare di noi, della nostra personalità e delle nostre esperienze, comprese quelle di volontariato internazionale.

Cos’è la “cover letter”?

La cover letter è una breve lettera di accompagnamento che alcune aziende (for profit o non-profit) richiedono ai propri candidati. La cover letter ha una funzione ben precisa che è quella di rispondere alla domanda: “Perché dovrei assumere proprio te?”. Non è quindi una copia estesa del curriculum! È piuttosto un documento complementare che dovrebbe permetterci di far capire al recruiter che non solo abbiamo le competenze necessarie per svolgere al meglio il lavoro in questione, ma che abbiamo anche la personalità, l’approccio ed i valori che l’agenzia ricerca nei propri dipendenti.

Perché parlare di volontariato internazionale nella cover letter

Nell’articolo “Il volontariato aiuta a trovare lavoro” consigliavamo di includere sempre le esperienze di volontariato sul curriculum perché “il volontariato dice qualcosa della vostra personalità che una qualifica accademica non può raccontare”. Quando vi accingete a scrivere una “cover letter”, il vostro pensiero deve essere orientato proprio in questa direzione: raccontare qualcosa di voi che vada oltre le qualifiche e le precedenti esperienze lavorative.

La “cover letter” vi dà la possibilità di farvi conoscere e di raccontare ciò che vi rende un candidato speciale. Perché il fatto di aver frequentato una certa università o di aver fatto un internship presso una determinata azienda, non vi identifica. Quanti avranno seguito quello stesso percorso formativo, magari con gli stessi risultati? Ciò che vi rende speciali non sono tanto le competenze acquisite, quanto la combinazione di queste con le vostre esperienze di vita.

E torniamo a parlare di soft skills

Uno degli elementi che deve senz’altro emergere dalla vostra “cover letter” sono le vostre soft skills, ovvero le competenze trasversali (più sull’argomento qui). Al momento di andare a descrivere le proprie soft skills è decisamente non abbastanza affermare “Sono il candidato ideale perché ho ottime doti comunicative ed abilità di team working”. È necessario elaborare.

Ed andare a descrivere alcune delle vostre esperienze di volontariato all’estero è sicuramente un ottimo punto di partenza per farlo. Quindi perché non parlare del volontariato internazionale nella vostra “cover letter”? Fate emergere la vostra capacità di adattamento e la vostra resilienza di fronte alle condizioni avverse. Risaltate le vostre doti di mediazione e leadership in contesti multiculturali. Sottolineante la vostra creatività ed il vostro spirito di iniziativa in contesti poco strutturati e con direttive generiche. E questi sono solo alcuni esempi.

Volontariato e valori

E se lo riteneste opportuno, non esitate ad addentrarvi anche nella sfera valoriale. La scelta di un determinato programma di volontariato mette in luce il vostro impegno nei confronti della missione sostenuta dall’associazione che vi ha accolto. O più in generale verso uno stile di vita sostenibile, solidale, interculturale.

Con la richiesta di una “cover letter” i vostri datori da lavoro vi stanno chiedendo “Parlami un po’ di te…”, domanda tanto temuta quanto cruciale! Fate capire loro, senza frasi fatte e vuote, chi siete, perché vi importa quel lavoro, e perché potreste essere l’elemento ideale per completare il team.

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