Il volontariato internazionale sul curriculum

Il volontariato internazionale fa curriculum

Vivere un’esperienza di volontariato, magari all’estero, con tutte le sfide che questo comporta, non è solo un’opportunità di crescita umana e personale, ma anche un modo efficace per arricchire e rendere speciale il proprio curriculum vitae. È quell’elemento, quel dettaglio che fa sì che i recruiters non si dimentichino di voi così facilmente! Ma come inserire il volontariato tra le vostre esperienze?

Nella stesura del curriculum è importante ricordare che la persona che lo riceve legge, per ogni campagna di assunzioni, centinaia di CV, probabilmente simili al vostro. È quindi essenziale catturare l’attenzione del lettore raccontando qualcosa che vi faccia apparire “diversi” dagli altri candidati e più difficili da dimenticare.

“Raccontare” un’esperienza di volontariato all’estero è, senza dubbio, una strategia vincente. Abbiamo già parlato, infatti, di come le soft skills acquisite durante il volontariato siano poi una vera risorsa nel mondo del  lavoro (leggi “Soft skills e volontariato: una porta sul mondo del lavoro”) . Ma come fare perché anche i recruiters riconoscano il valore dell’esperienza non retribuita che avete vissuto?

Evitate di enumerare un generico “volontariato” tra i vostri “Hobby e Interessi”

Per fare in modo che le competenze acquisite durante il volontariato vengano prese sul serio dai recruiters, dovete presentare la vostra esperienza in modo completo e specifico. Dire semplicemente “Volontariato in Africa” subito dopo “Capitano della squadra di pallavolo al liceo” non aiuta i recruiters a vedere la vostra esperienza come un elemento chiave nella vostra formazione professionale.

Siate i primi a considerare il volontariato una vera “esperienza professionalizzante”

Se volete che i recruiters vedano nella vostra esperienza di volontariato una vera opportunità di crescita personale e professionale dovrete presentarla come tale. Quindi dove inserirla? Le variabili in questo caso sono tante. Molto dipende dalla vostra strategia: il vostro è un curriculum cronologico o tematico? Che tipo di esperienze volete risaltare?

In generale, però, potete prendere come riferimento queste indicazioni:

  • Se siete alle prime armi, avete tutto l’interesse nell’inserire il volontariato tra le vostre esperienze lavorative, come fareste per uno stage. Ricordate che non è tanto la retribuzione che conta, quanto ciò che l’esperienza ha significato per voi e per la vostra crescita professionale! A volte un impiego retribuito può avere meno “peso” di un volontariato.
  • Se siete dei professionisti e avete fatto volontariato specializzato nell’ambito del vostro settore professionale (ad esempio, un insegnante che lavora per 6 mesi in una scuola colombiana), anche voi potete considerare l’opzione di inserirlo come esperienza lavorativa. D’altronde, dice molto della vostra passione per il lavoro che fate e dello sviluppo delle vostre capacità professionali in contesti diversi e probabilmente impegnativi.
  • Se invece siete professionisti, ma il vostro ambito lavorativo non c’entra con il volontariato che avete svolto, pensateci bene. Certo come esperienza professionale potrebbe essere poco rilevante, ma lasciandolo fuori dal CV perdereste un’opportunità. Avete una sezione “Altre esperienze” o “Progetti personali” o addirittura “Volontariato” sul vostro curriculum? Cercate di essere creativi, ma eleganti nell’inserire la vostra esperienza all’estero.

Siate specifici nel raccontare il volontariato, mai generici

Come dicevamo prima, un generico “Volontariato in Africa” non aiuta i recruiters a vedere il valore formativo dell’esperienza da voi vissuta. Optate, invece, per una presentazione di questo tipo:

“Assistente volontario ai progetti di educazione, formazione ed orientamento al lavoro, presso Ong tal-dei-tali, ad Accra (Ghana), da febbraio 2018 a giugno 2018” –  Sviluppo del curriculum trimestrale di attività extra-scolastiche – Sessioni personalizzate di orientamento al lavoro per 20 ragazzi tra i 16 e i 25 anni –  etc.

Trattate il volontariato proprio come se fosse lavoro, e vedrete che gli altri sapranno fare altrettanto! Includete quindi: titolo, Ong di riferimento, date e luogo dell’esperienza, mansioni, risultati o competenze acquisite.

Ricordate, dire “Volontariato” non è mai abbastanza! Siate specifici e aiutate i recruiters a vedere quello che l’esperienza ha rappresentato per voi.

Siate schematici e concisi

Per ottenere gli effetti sperati, l’esperienza di volontariato deve essere inserita all’interno di un curriculum ben strutturato e facile da consultare. Gli occhi del recruiter devono potersi muovere agilmente da un contenuto all’altro senza perdersi in un mare di parole, magari scritte in piccolo e con poco interlinea!

Molti commettono l’errore di presentare curriculum di 4-5 pagine, o descrizioni dettagliatissime delle mansioni svolte. Inserire un’esperienza di volontariato, anche ben presentata, in un “labirinto visivo” di questo tipo non sortirà gli effetti sperati. Probabilmente,  il recruiter non avrà neanche modo di individuarla.

Valutate quindi l’uso di un formato ben disegnato e breve per assicurare una presentazione ottimale. Fate invece molta attenzione al famoso modello Europass, veramente poco apprezzato dalle imprese, proprio perché difficile da leggere!

Articoli in italiano, Diventare un volontario

Lascia un commento