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Il volontariato all’estero fa per te? Scopri il profilo del volontario ideale

“Il volontariato internazionale non fa per me”

C’è chi cresce con l’idea di diventare volontario all’estero e di mettersi in gioco seguendo questo percorso, e chi no. C’è chi proprio non ci si vede e non si considera adatto. Ma poi, perché? Secondo me dipende dal fatto che, prima di diventare volontari in prima persona, abbiamo tutti un’idea stereotipata del volontario all’estero. E se non ci riconosciamo nell’idea che ci siamo fatti… allora basta, non fa per noi.

Dopo tanti anni nel settore del volontariato all’estero so per certo che non esiste un volontario tipo. Ma non l’ho sempre pensata così. Ricordo ancora che mentre preparavo i bagagli per la mia prima esperienza di volontariato all’estero. Ho messo in valigia solo cose tipo trekking, convinta che fosse un abbigliamento “da volontario”. Ma poi è arrivata la prima serata libera in centro con i colleghi…

Mi sono anche preoccupata di “essere vecchia” per fare volontariato (avevo 26 anni), fino a che poi non ho lavorato con colleghi volontari di 37, 42 o 60 anni. È che nella mia testa il “volontario” era un giovane di mondo, di quelli con lo zaino in spalla, che a 20 anni hanno già girato i 4 continenti e che non si tolgono mai gli scarponcini da trekking. E avevo paura di non c’entrarci nulla.

Volontariato con Save Omwana Africa (Uganda)

Meno male che si è rivelato tutto sbagliato. Il volontario tipo non esiste. Il programma di volontariato a cui ho partecipato è stato un’esperienza perfetta per me con i miei 27 anni, tanto come lo è stato per l’ingegnere svizzero di 40 anni, per lo studente brasiliano di 22, per il contabile dello Sri Lanka di 34 e per il pensionato americano di 60.

Per fare volontariato basta quello che sei e la voglia mettere le tue capacità al servizio di una causa per lo sviluppo. Il fatto è che il volontariato internazionale è un mondo veramente vastissimo e c’è posto per tutti. L’importante, ovviamente, è trovare il cammino giusto per noi, e non cercare a tutti i costi di seguire una strada che non è la nostra.

Ma quale profilo ideale!

Il volontariato all’estero, tanto per cominciare, non ha età. I giovani, con la loro energia e voglia di mettersi in gioco, sono perfetti per il volontariato tanto come gli adulti più maturi, con la loro esperienza e le loro conoscenze.

Il volontariato non ha un “conto in banca”. Non sono solo “quelli ricchi” che possono permettersi di fare volontariato. Ci sono quelli come me, che mettono in gioco i pochi risparmi del lavoro, o quelli che ottengono il finanziamento di un progetto europeo o del Servizio Civile. Ci sono quelli che trovano borse di studio universitarie o private.

Il volontariato non ha razza, sesso o nazionalità. Le statistiche tendono ad identificare il volontario come bianco e anglosassone. È vero. Ma sul campo troverete veramente chiunque. È una delle cose più belle del volontariato.

Volontariato con Oasis Mathare (Kenya)

Il volontariato non ha professione. O meglio ce l’ha proprio tutte! Che tu sia un medico, un panettiere o un designer, o un futuro cooperante, potrai trovare un progetto in grado di valorizzare le tue competenze e metterle al servizio degli altri.

Il volontariato non ha credo né orientamento politico. Che ci crediate o no, i volontari non sono tutti “missionari cattolici”, o “gente di sinistra” (ne sentiamo di tutti i colori). Ho conosciuto volontari di religioni diverse, e di nessuna religione. E ho anche intrattenuto accesi dibattiti politici con persone che la pensavano in modo diverso.

E qual è il tuo stereotipo di volontario? Perché pensi di non essere adatto, o perché si?

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