Il costo del volontariato all'estero

Il costo del volontariato all’estero

Sappiamo tutti che il volontariato all’estero presuppone costi talvolta piuttosto impegnativi. Le distanze da coprire, la prolungata permanenza all’estero e le precauzioni che uno deve necessariamente prendere per sentirsi sicuro in un paese straniero sono tutti fattori che alla fine rendono il volontariato internazionale un’esperienza costosa.

Ma non finisce qui! Ci sono altri costi ai quali nessuno pensa mai. Il costo della gestione dei volontari, ad esempio. O quello del reclutamento e della promozione delle opportunità. Ma anche quello della progettazione dell’intervento dei volontari o quello dell’intermediazione. Quanto costa quindi il volontariato all’estero? E chi si fa carico di queste spese?

Il costo del viaggio dei volontari

Tra i costi ineludibili del volontariato all’estero ci sono quelli del viaggio andata e ritorno, il visto per entrare e rimanere nel paese (se richiesto), l’assicurazione di viaggio (che includa, almeno, la copertura per le eventuali spese mediche e di responsabilità verso terzi) ed infine le vaccinazioni (obbligatorie o consigliate) – per saperne di più sulle vaccinazioni per volontari consulta questo articolo.

I costi del viaggio possono variare moltissimo a seconda della destinazione, del periodo dell’anno e del livello di comfort con il quale uno desidera spostarsi. Insomma, impossibile dare una cifra, neanche approssimata!

Considerate, però, che ciò che influisce maggiormente, alla fine, è il volo aereo che può arrivare a costarvi tra i 1.000 ed i 2.000 euro per le destinazioni più lontane. A confronto, i vaccini, il visto e l’assicurazione di viaggio sono spese meno incisive.

Il costo della permanenza all’estero

Da cosa dipende il costo della permanenza? L’alloggio è il fattore più determinante. Per conoscere meglio quali sono le opzioni di alloggio per un volontario all’estero, ti suggeriamo la lettura di questo articolo.

I pasti, la spesa ed i trasporti in loco incidono molto meno sul budget. Per un pasto completo consumato fuori casa si può arrivare a spendere anche meno di 3 euro, a seconda della destinazione, ovviamente.

I costi amministrativi del volontariato

Ecco i costi a cui nessuno pensa. Sono i costi sostenuti dalle associazioni per reclutare, formare ed assistere i volontari prima, durante e, talvolta, dopo la permanenza. Includono la progettazione del programma di volontariato, l’assicurazione per il suo coinvolgimento, la creazione di materiale cartaceo e digitale per la promozione dell’opportunità, il tempo dedicato alla lettura delle application e alla selezione dei volontari, l’accoglienza in aeroporto (se prevista), l’orientamento ed il training, i pasti preparati ed offerti ai volontari (se previsti), l’affitto, i mantenimento e la pulizia della casa dei volontari (se prevista)… e la lista sarebbe ancora lunga.

Il costo più incisivo, in questo caso, è quello del lavoro dei professionisti che preparano e affiancano i volontari per tutta la durata del servizio. A livello di risorse, quello più incisivo sarebbe il costo di vitto e alloggio, ma solo se questi servizi sono previsti, ovviamente.

I costi di intermediazione nei programmi di volontariato

È il costo del servizio dell’associazione (o dell’agenzia) che da una parte recluta i volontari e dall’altra si accorda con l’organizzazione estera di accoglienza.

Come nel caso precedente, si tratta di un costo amministrativo, e quindi soprattutto del lavoro dei professionisti coinvolti.

Chi si fa carico di queste spese?

Ed ecco la domanda più importante. Se questi sono i costi associati al volontariato, chi se ne fa carico? Vi diamo alcune risposte:

  • In un programma sovvenzionato (Servizio Civile, EU Aid Volunteers, SVE…) sono i fondi messi a disposizione dalle istituzioni che coprono tutti questi costi. Il volontario non spende nulla ed anche le associazioni vengono sovvenzionate.
  • In un programma chiamato “gratis” l’associazione si fa carico di tutti i costi amministrativi. Il volontario, invece, si fa carico delle spese di viaggio e, talvolta, anche di quelle di permanenza.
  • In un programma con quota il volontario si fa carico delle spese di viaggio e di permanenza, queste ultima pagate indirettamente attraverso la quota di partecipazione. Talvolta, la quota che il volontario è tenuto a pagare per partecipare copre anche (o solo) le spese amministrative.
  • In un programma con intermediario il volontario paga il costo dell’intermediazione ed il costo del viaggio. Talvolta anche i costi di permanenza ed una parte delle spese amministrative dell’associazione di accoglienza.

Ovviamente, non è finita! Ci sono anche situazioni intermedie di ogni tipo che però, per questioni statistiche, non riteniamo opportuno descrivere in questo articolo.

È etico far pagare i volontari?

Ovviamente, dal punto di vista dei volontari, sarebbe bello che l’associazione si facesse carico di tutte le spese! Volo aereo pagato? Magari! Alloggio gratis? Non male! 3 pasti al giorno senza tirar fuori il portafoglio? Non diremmo di no…

Il problema è che le associazioni locali non hanno le risorse per pagare un conto così salato (con il volo, parliamo di cifre intorno ai 1.000 euro) per ogni volontario che passa un paio di settimane con loro. A fine anno rischierebbero di avere un budget di spese per il volontariato che supera ciò che spendono per l’implementazione dei loro progetti di assistenza e sviluppo. Non sarebbe giusto! In un precedente articolo abbiamo fornito diverse ragioni che spingono (o costringono) le associazioni piccole e medie a richiedere il contributo dei volontari. Dateci un’occhiata!

I costi che il volontario non dovrebbe pagare

Ma quando si parla di intermediazione le cose cambiano. Ci sono costi accettabili e altri costi che, almeno noi, facciamo proprio fatica a giustificare, considerando che stiamo parlando di volontariato, di un’attività di servizio volta a donare qualcosa di noi agli altri.

L’associazione intermediaria- o d’invio- svolge una funzione importante: quella di reclutare e formare i nuovi volontari. Questo è un servizio importante per il volontario, ma soprattutto per l’associazione di accoglienza che riceve un aiuto sul campo senza doversi preoccupare (almeno per il periodo concordato) del reclutamento e della formazione. Ma il resto?

A noi risulta proprio difficile comprendere perché il volontario dovrebbe pagare prezzi salati per farsi organizzare il viaggio da un’agenzia (o da un’associazione che opera come un’agenzia turistica). Il volo, le escursioni del week-end, le visite guidate… Ci sono programmi di volontariato da migliaia di euro, per due settimane di servizio. In cui poi le ore di servizio sono poche, perché c’è la gita al lago, la camminata sulla montagna, il city-tour.

Ayni non raccomanda assolutamente l’uso di queste soluzioni. Perché? Lo approfondiremo nel prossimo articolo! Seguici sui social per rimanere aggiornato!

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